Gen 112014
 

Roma, Palazzo Venezia mostra “Carlo Saraceni 1579 – 1620 un Veneziano tra Roma e l’Europa”. Come sottolineato anche nel sito del Mibact, la prima esposizione monografica  antologica dedicata al grande pittore; costata anni di lavoro, con un comitato scientifico internazionale, costituito da studiosi dei principali musei e istituzioni mondiali.

Avvicinatevi ai pannelli leggeteli e ditemi cosa capite: io niente, perchè la collera mi annebbia la vista!

E’ mai possibile che in una mostra pur così prestigiosa e completa, a nessuno sia venuto in mente che i visitatori meritavano un trattamento migliore?

Almeno che fossero loro risparmiate frasi come: “Nella prima metà del secondo decennio”; “la tradizione correggesca”; il “neoprimocinquecentismo”!!

Didascalie incomprensibili, lunghissime, scarsamente illuminate, esposte su pannelli blu che danno le vertigini, scritte da esperti per un pubblico di esperti, del tutto ignare della possibile presenza, nelle sale, di persone estranee alla ristretta cerchia di amici e parenti, più adatte ad un saggio che ad una lettura necessariamente generalista, per giunta da effettuarsi in piedi e al buio.

La comunicazione dell’arte, a parte alcune luminose eccezioni, è materia del tutto assente dalla formazione di soprintendenti, direttori, studiosi e accademici e la tragica conseguenza di questo è la ripetizione claustrofobica di formule che rendono inaccessibili i contenuti di musei e mostre alla maggior parte del pubblico pagante.

Andrebbe misurata non solo l’affluenza ad una mostra ma il grado della sua comprensibilità e il potenziale riverbero che l’esperienza appena fatta può avere sui comportamenti e la vita quotidiana dei visitatori.

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Carlo Saraceni, Venere e Marte, 1600 circa

Esagero? Attribuisco eccessiva importanza allo svago di un pomeriggio? Ma il punto è proprio questo: considerare l’arte come un passatempo, un modo per riempire il proprio tempo libero, un’occupazione per anziani e pensionati.

Mentre mi aggiro irosa per le sale, penso a Pierluigi Bersani, alle frasi che in rete molti gli hanno scritto augurandogli la morte, esempi di perdita di umanità, comportamenti che un qualche rapporto con l’assenza dell’arte dalle vite di tanta gente devono pur averlo.

Più ti allontani dall’arte, più ti allontani dalle tue facoltà umane; più ti avvicini all’arte e più aumentano le tue capacità di miglioramento.

Per questo chi lo impedisce, chi costruisce barricate comunicative si assume una pesante responsabilità civile, contribuendo alla diffusione di un’ignoranza che diventa sciatteria, indifferenza, aggressività, e perfino violenza.

 

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 Carlo Saraceni, Il diluvio Universale, 1616

 

  1 Commento to “Pierluigi Bersani e Carlo Saraceni”

  1. Molto bello, molto vero. Grazie

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