Apr 022014
 

In occasione dell’8 marzo, sono stati presentati all’Archivio Centrale dello Stato i contributi di alcune studiose e funzionarie su temi riguardanti il ruolo delle donne nella società italiana, come emerge da documenti conservati proprio nell’Archivio.  

Un periodo sicuramente interessante è quello del ventennio fascista; e quella che segue è un estratto della relazione di Gabriella Sansonetti. 

                     L’immagine della donna nelle riviste del Ventennio fascista

 Le riviste femminili considerate provengono dal fondo dell’ Ufficio della proprietà letteraria artistica e scientifica della Presidenza del Consiglio dei ministri, costituito dagli esemplari delle cosiddette “opere dell’ingegno, opere scientifiche, letterarie, artistiche e didattiche” registrate e depositate tra il 1926 ed il 1945 ai sensi della legge sul diritto d’autore.

Il mondo reale, in queste riviste, viene sistematicamente mediato, finendo per dare una visione idealizzata della realtà, dove i temi scomodi possono venire tranquillamente ignorati: i messaggi diretti o indiretti in esse contenuti scoraggiano le donne ad attività e interessi che varchino la soglia di casa, e se pure vi si incontra qualche riferimento ad avvenimenti pubblici, questo viene presentato in forma, per così dire, “addomesticata”, privilegiandone gli aspetti mondani.

Destinataria principale delle riviste è la donna della piccola e media borghesia, classe dalla quale provengono anche le numerose giornaliste che vi scrivono, le quali, appartenendo a quella fascia di donne più istruite e in un certo senso più libere e autonome, ma essendo escluse dalla vita politica,  trovano rifugio e possibilità di espressione in attività culturali.

Illustrazioni e testi, messaggi pubblicitari compresi, rimandano insistentemente all’ immagine di donna “sposa e madre”, nell’ottica del nuovo ordine sociale propagandato dal Regime fascista.

maternità

 

Attraverso articoli formativi dai toni rassicuranti e persuasivi, consigli di letture, suggerimenti sul cinema e il teatro, brevi sguardi su arte,  storia,  medicina, ma anche attraverso le stesse pagine di moda, la donna è sollecitata a concentrarsi sulla propria educazione morale e  intellettuale, così come sulla propria salute ed estetica. Rubriche di igiene personale e di puericultura, di cucina, di lavori femminili e consigli per la casa, indicano la figura della perfetta massaia e madre esemplare.

Tutto ciò concorre a rappresentare l’immagine socialmente e politicamente auspicata della donna italiana: sana e quindi bella, forte e dunque prolifica, coraggiosa e votata al sacrificio.

Alcuni rotocalchi incentrati sul mondo del cinema, riporteranno suggestioni estetiche contrapposte, attraverso fotografie di dive soprattutto americane: qui l’immagine della donna si fa eterea e sospirante, in bilico tra sogno e realtà, in chiara contrapposizione con quella propagandata dal fascismo.

Fascismo La moda illustrata

Tra le testate presenti nel fondo, la maggior parte ha come tema dominante la moda, che il Regime tentò di affrancare dalla tradizionale influenza parigina, perché si producesse una moda esclusivamente italiana: eppure continueranno a girare La gran moda parigina, Parisienne, La femme elegante, insieme alle riviste di moda e sartoria La biancheria elegante, Ultima voga, La novità, La moda illustrata, Nuova moda, Gran moda, La sintesi della moda, Eleganze e novità.

Accanto a queste, riviste dai contenuti più pratici, rivolte alla casa e alla famiglia, e più in generale ai “lavori femminili”: La moda illustrata dei bambini, La moda la casa il bambino, Il ricamo, Mani di fata, Fili, Fili moda.Con rubriche più diversificate, grande diffusione ha la Rivista delle famiglie, con i suoi supplementi annuali Almanacco delle famiglie e Almanacco della cucina.

Di orientamento prettamente religioso, legata al mondo di Azione Cattolica è Fiamma viva, mentre rivista di intrattenimento ed evasione, rivolto ad un pubblico femminile di estrazione borghese, con suggerimenti su letture, cinema e teatro è la più antica e longeva tra le riviste femminili: Cordelia.

Fascismo Cordelia

 

Di carattere letterario è la prestigiosa Lidel, acronimo dei temi trattati: letture-illustrazioni-disegni-eleganze-lavoro, destinata all’alta borghesia.

Rassegna femminile italiana, nata per essere bollettino ufficiale dei Fasci femminili, diviene poi semplicemente “Dedicata ai fasci femminili”: la fondatrice e direttrice Elisa Mayer, dopo aver tentato di divulgare nelle sue pagine temi tra i quali una migliore legislazione relativa alla tutela della maternità o la rivendicazione del voto amministrativo per le donne, viene costretta ad allinearsi con i dettami dell’autorità fascista che poco tollera tanta autonoma iniziativa femminile.

Fascismo Rassegna femminile italiana

 

Piccola fata e Gioia!, nelle quali l’immagine della donna subisce l’influenza del mondo del cinema, specie americano, sono tra i nuovi rotocalchi di grande formato, poche pagine di carta economica, ma corredati da numerose fotografie di attrici italiane e straniere. Tra le pagine dell’annuario Almanacco della donna italiana, si troverà tutta l’ironia e il disprezzo per quelle donne che si lasciano influenzare nei gesti e nelle movenze dagli stereotipi del mondo del cinema Hollywoodiano.

Se incessante, tra le sue rubriche, è la promozione a favore del ruolo materno della donna, o minuziosamente si istruisce sull’abito più adatto per le distinte occasioni, trova spazio anche l’esaltazione delle atlete italiane che gareggiano per la Nazione: il Regime appoggia e incoraggia, in disaccordo con la Chiesa cattolica, lo sport agonistico femminile, poiché, vi si legge, “superiormente inquadrato e vigilato nella sua sostanza e nelle sue manifestazioni, trova le ragioni della sua necessità sociale e della sua stessa grazia nelle misure che lo limitano e lo definiscono […] lungi dal contaminare la natura [delle donne] e dal comprometterne il destino divino […]”

 

 

 

 

 

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