Apr 162014
 

L’ultima volta che ho visto Santa Nastro aveva in mano un altoparlante e chiamava a raccolta, per le strade dell’Aquila  i partecipanti ad una grande manifestazione, voluta da Tomaso Montanari, per la valorizzazione del ruolo degli storici dell’arte nella ricostruzione della città.

Con la testimonianza di Santa, giovane e, come si è capito, appassionata professionista nella comunicazione dell’arte, la galleria de lebuoneculturali si arricchisce di un profilo professionale nuovo.

Scopriamo insieme cosa pensa Santa del suo lavoro e del ruolo della cultura in Italia.

 

Santa Nastro sorridente

D La sua decisione di lavorare alla promozione di eventi culturali: da dove nasce e con quali motivazioni?

R È una decisione di vecchia data, maturata in realtà quando avevo solo dieci anni. Vidi una foto di un’opera di Alberto Burri. Era un qualcosa di inimmaginabile. Fu come una epifania. Da lì capii che il mio desiderio era quello di studiare queste opere così complesse, che traducevano in immagini “magmatiche” i sentimenti più reconditi dell’animo umano. Crescendo, naturalmente, ho indirizzato questa mia passione personale verso quella che sarebbe stata poi la mia professione.

Man mano, ho cercato di capire quali erano le mie reali qualità, quali erano gli aspetti da valorizzare e quali quelli da migliorare, affinando man mano e potenziando, laddove possibile. Ma il primo amore è stato quel sacco rosso bruciacchiato, che ancora oggi mi stringe il cuore.

D Il suo lavoro: un piacere personale o una responsabilità civile.  Ogni mattina cosa la spinge a rinnovare il suo impegno quotidiano?

R Innanzitutto è un lavoro. Ed è giusto, sano, importante sottolineare questo. Quando si lavora nel nostro ambito si tende sempre a sminuire questo aspetto, in virtù di altre questioni più epidermiche e sentimentali.

Mi sento indubbiamente una privilegiata, perché faccio ciò che amo di più, che mi emoziona e mi coinvolge nel profondo, ma credo anche molto nella dignità e nell’etica del lavoro, perciò il piacere viene da questa grande passione, sia dal fatto di poter dire di aver “fatto bene”, con rispetto nei confronti di chi ha creduto in me o mi ha affidato una committenza. Non deluderli per me è fondamentale.

Anche l’impegno civile è una questione che mi riguarda molto da vicino. Mi sento privilegiata perché mi occupo di un qualcosa che ha la possibilità di cambiare il mondo o, comunque di trasformare la vita delle persone in meglio. Proprio per questo, cerco di costruire sempre dei progetti che abbiano un legale molto forte con il reale.

Ho lavorato moltissimo a L’Aquila, per esempio, adesso, mentre scrivo sto seguendo un progetto sulla Mirandola terremotata e sto dirigendo una manifestazione letteraria che si chiama “Un Paese. Raccontare il presente italiano”, con l’obbiettivo di comporre un ritratto del presente e di provocare una riflessione.

Una nota a margine: non mi sono mai svegliata al mattino pensando “Oh, no, devo andare al lavoro!” E di questo sono molto grata.

Santa Nastro al tavolo

D Come si comunica un evento di arte, oggi? Come dare rilievo ad una mostra, o ad un convegno in questa grande marmellata comunicativa nella quale siamo tutti tuffati? qual è l’utente di riferimento della sua attività?

Ci dia qualche esempio.

R Indubbiamente il comunicatore è efficace laddove il contenuto è importante. Penso che nessun evento esista senza comunicazione, ma anche nessun comunicatore lavora bene senza i contenuti. Questa è una chiave importantissima per costruire un buon progetto.

In generale, cerco di trovare quelli che sono i messaggi salienti della manifestazione di cui mi sto occupando e di valorizzarli il più possibile attraverso i molti, importanti canali di cui disponiamo oggi.

Ma la cosa fondamentale è fare uno studio approfondito di quelle che sono le possibilità dell’evento, capire chi sono gli interlocutori, cercarne di nuovi, declinare il progetto in linguaggi differenti, da quello dell’approfondimento, sino a quello della divulgazione, e così via.

D Quali sono i maggiori ostacoli che incontra sul suo cammino professionale? La burocrazia? La mancanza di fondi? Retribuzioni non adeguate? Un esempio di queste difficoltà.

R Il più grande problema, che credo possa essere condiviso da tanti colleghi, è la mancanza di competenze, a tutti i livelli. Chi come me lavora nel mondo della cultura, ma anche in altri settori, spesso si trova a dover lavorare il doppio per l’assenza di cura che le persone mettono nel loro lavoro, o di professionalità.

D Ha mai pensato di mollare? E perché non l’ha fatto?

R Di mollare no, sono stata fino ad ora abbastanza fortunata, dunque non ho avuto grandi motivazioni per andarmene. Magari ho sperato di lavorare un po’ di meno, di identificarmi meno con la professione, privilegiando la famiglia e il tempo libero. Ma poi non l’ho fatto. Sono di carattere stakanovista ed è giunta l’ora che me ne renda conto!

Santa nastro profilo

D Gli uffici stampa, soprattutto quelli che si occupano di arte e cultura, sono costituiti per lo più da  donne. Quali sono, secondo lei, le ragioni di questa femminilizzazione?

R Il lavoro dell’ufficio stampa è un lavoro di relazioni. Sicuramente le donne sono molto più brave degli uomini a confrontarsi con le situazioni, con le persone, a fare un passo indietro e a non voler essere per forza protagoniste. Le donne.

Inoltre, ovviamente sono generalizzazioni, ma sembrano generose, amano mettere insieme e non dividere, fare networking e creare occasioni di condivisione, sono molto veloci nel comprendere le situazioni e nel risolverle. Nel mio percorso ho incontrato tante donne eccezionali.

D Sarebbe arbitrario sostenere che il suo lavoro presenta delle caratteristiche che si possono definire “femminili”? O attribuire ad una qualche “innata” vocazione di genere, assimilabile a quella destinata alla famiglia, ai bambini, agli anziani?

R No, non è arbitrario. Mi sembra, guardandomi dentro, e guardando le professioniste con le quali lavoro, di poter individuare un certo grado di solidità e uno spirito graffiante, in grado di attaccare il presente e, nello stesso tempo, ricostruirlo, che è prettamente femminile. Le donne sono la pars costruens del Paese.

Se le donne recuperassero anche la previdenza che era delle loro nonne, sarebbero invincibili! Credo che le donne siano anche, proprio per questo, grandi imprenditrici, e la loro capacità di cercare sempre una soluzione è strategica in ogni gruppo di lavoro.

D Pensa si possa stabilire una relazione tra la sottovalutazione sociale, la scarsezza di risorse finanziarie per la cultura e la forte presenza femminile?

R Questo non penso. Credo che la cultura sia sottovalutata in virtù del fatto che richiede investimento personale, sfide e comprensione.

La cultura vuole persone che si mettano in gioco, che non si accontentino della risposta più semplice o più consolatoria, della “ricetta”, ma cerchino la via più difficile, quella che richiede un lungo cammino, a volte pieno di sacrifici. In più la cultura è ritenuta qualcosa di accessorio, di poco utile, che ci si può permettere solo quando il resto è sistemato. Che poi molte donne abbiano capito e abbracciato le istanze (e le scommesse) che tutto ciò impone è gratificante ed un altro paio di maniche.

D Nella sua esperienza di lavoro, ci sono state occasioni nelle quali la soluzione di un problema è stata determinata anche dalla capacità delle donne di fare rete?

R Sempre. Ho la fortuna di lavorare e di aver lavorato in passato con molte donne meravigliose.

Ne cito solo alcune, con professionalità completamente diverse: Chiara Piccolo, Valentina Tanni, Cristiana Margiacchi, Maddalena Bonicelli, Elisa Bortoluzzi Dubach, una esperta di sponsoring svizzera, la cui ricerca, presto libro, riguarda proprio il tema della filantropia femminile.

Ma sono tante altre le donne con le quali condivido uno spirito comune..

Santa nastro intera

D Abbiamo lanciato l’ipotesi della formazione di una lobby – termine scelto provocatoriamente – femminile della cultura, che rovesci, insieme alla lateralità delle donne, anche quella dei beni culturali. Cosa ne pensa?

Il ruolo attivo delle donne potrebbe scardinare pregiudizi e convenzionalità?

R Certamente le donne, non solo nel mondo della cultura, hanno il ruolo importantissimo di poter scardinare i pregiudizi, avendone subiti molti e per molto tempo, quindi ben venga una “lobby positiva” in tal senso.

Quello che però vorrei non si creasse mai è un nuovo livello di esclusione sociale o professionale. Credo che uomini e donne oggi siano un po’ sulla stessa barca ed è una barca un po’ scomoda.

Ciò che devono fare è allearsi, per creare, come diceva l’economista Keynes, una “nuova epoca per una nuova saggezza”.

 

Santa nastro serata

Per le foto: Mattia Morelli. per il look: Cecilia Emme, Bagnacavallo, Ravenna. per il trucco: Francesca Medri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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