Feb 072014
 

Ho conosciuto Licia Galizia al telefono quando mi chiamò per parlarmi dell’iniziativa che aveva promosso al Liceo Bafile de l’Aquila dove lei  insegna, e che vedeva coinvolti i suoi studenti e prestigiosi artisti contemporanei. Mi colpì  la passione, la determinazione, la lucidità degli obiettivi  e del percorso. Ma quel giorno – quant’è bella e rara la modestia!-  non mi disse che anche lei era un’artista; l’ho scoperto dopo e non ho più smesso di ammirare le sue opere e il pensiero che esprimono. Oggi Licia risponde alle nostre domande

Galizia con Claudio Abbado, 2009

D La sua decisione di lavorare nel campo dell’arte: da dove nasce e con quali motivazioni?

R L’aspirazione ad un lavoro libero, autonomo, espressione del mio carattere, l’ho sempre avuta fin dal liceo e poi, ancor più, durante l’Accademia di Belle Arti. Però a vent’anni non sei pienamente cosciente delle difficoltà, sei preso soprattutto dal furore dell’agire.

Devo dire che il momento in cui ho deciso di intraprendere questo percorso è stato subito dopo il diploma di Belle Arti quando i miei genitori hanno voluto che tornassi a Teramo, la mia città di origine. Io li asseconda e trovai anche una sistemazione in uno studio grafico. Ricordo ogni  momento con estrema lucidità, ho resistito dieci giorni poi ho mostrato tutta la mia insofferenza e quindi sono tornata a L’Aquila e subito dopo a Roma dove ho intrapreso il mio percorso formativo partendo dall’assistentato nello studio di Piero Pizzi Cannella n via degli Ausoni.

Provenivo da una realtà provinciale, ero timida e introversa, seppur già molto determinata, con una buona dose di rabbia addosso. Ho lavorato tre anni per Pizzi e nel contempo avevo il mio piccolo studio dove portavo avanti la mia ricerca.

Nel 1990 la mia prima collettiva a Roma, nel 1992 la mia prima personale e poi via via non ho mai smesso.

Galizia

D Il suo lavoro: un piacere personale o anche una responsabilità civile?

R Come dicevo, nei primi anni c’è il furore del fare, cerchi una tua cifra identitaria, un tuo stile. Fin dall’inizio però ho teso la mano al fruitore  proponendo un lavoro aperto, con cui interagire. Non ho mai creduto ad un’arte da contemplare e basta. Questa mia predisposizione al dialogo, all’interazione, mi ha portato sempre a cercare forme attive di comunicazione con il fruitore chiedendogli di partecipare alla creazione.

Galizia Musica in forma in coro 2009 g8, L'Aquila

  “Musica in forma in coro” L’Aquila, 2009

Negli ultimi dieci anni, attraverso il rapporto con la musica, che è entrata a far parte del mio lavoro, questo tanto aspirato rapporto con l’altro e gli altri si è amplificato sensibilmente. Oggi, più che mai, l’arte deve parlare alla gente, deve aprirsi all’altro e coinvolgerlo. In questo, la tecnologia ci viene in aiuto, ci consente di realizzare opere fruibili da tutti, vedenti e non, abili e diversamente abili.

Gli ultimi lavori realizzati e progettati con il M° Michelangelo Lupone e con il CRM Centro Ricerche Musicali di Roma mirano proprio a questo, alla costruzione di opere adattive scultoree musicali pluri-sensoriali per tutti, abili e non.

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“Enigma del centro” per Re-Place, L’Aquila, 2011

D Lo scultore Nunzio una volta mi ha detto: “Per un artista la difficoltà non sta tanto nel fare, quanto nel mettersi nelle condizioni di fare”. Questa affermazione forse è tanto più vera per una donna. Cosa ne pensa?

R Penso sia assolutamente vera! Ho sempre pensato, anzi ne sono fermamente convinta, che se fossi stato un uomo avrei avuto la vita più facile.

D Oltre agli ostacoli personali, ci sono altre barriere da superare? La burocrazia? La mancanza di fondi? La diffidenza dei galleristi? Qualche esempio

R Le difficoltà oggi in Italia sono troppe, e come sappiamo bene, in tutti i campi purtroppo.

Sentiamo ripetere continuamente che la forza dell’Italia è la cultura ma poi i nostri “ colti amministratori” la trattano con estrema sufficienza e indifferenza. Credo sia per incapacità ed ignoranza, soprattutto per quanto riguarda l’arte contemporanea. Potremmo parlare per ore di questo ma per andare più nello specifico posso aggiungere che per un artista operante oggi nel nostro Paese la strada è tutta in salita, a causa della cattiva politica, degli insufficienti investimenti, della scarsa considerazione e del mancato sostegno e promozione del nostro lavoro all’estero.

Tutto questo non ci permette di avere un’ampia e variegata rappresentanza all’esposizioni, alle fiere o alle aste internazionali e ci colloca di conseguenza in posizione di svantaggio rispetto agli altri Paesi.

Penso sempre ai grandi mecenati del passato, i Medici ad esempio, se non avessero sostenuto gli artisti del loro tempo oggi cosa potremmo vantare?

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Laboratorio Neola, Liceo Bafile, L’Aquila, 2010

D Lei è riuscita a far lavorare insieme ad alcuni prestigiosi artisti italiani, i ragazzi della scuola nella quale insegna, il liceo Bafile de L’Aquila. Ci racconta qualche episodio di questa esperienza abbastanza unica nel suo genere, che ha trasformato una scuola in un museo di arte contemporanea?

R Partendo dalla convinzione, in me molto radicata, che la diffidenza e l’indifferenza verso l’arte contemporanea sia frutto dell’ignoranza, bisogna ricominciare seriamente dall’istruzione. Solo da giovani educati a leggere con più sensibilità le cose che ci circondano avremo un futuro migliore.

D’altra parte, però, anche noi artisti dobbiamo uscire dal guscio e relazionarci con un pubblico più esteso. In genere si fugge di fronte “all’ignoto” perché ne “ignoriamo” le regole.

Ho sperimentato direttamente con il progetto “Polvere negli occhi, nel cuore sogni” realizzato al Liceo Scientifico Bafile, che facendo conoscere ai ragazzi l’arte contemporanea e attivandoli nella produzione di opere a fianco degli artisti, i risultati ottenuti sono stati inaspettatamente positivi. Gli allievi che hanno partecipato ai laboratori negli ultimi quattro anni mostrano interesse e curiosità per l’arte contemporanea, vanno a visitare musei e gallerie e si interrogano sul senso delle opere, non fermandosi all’aspetto formale e superficiale.

 

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Laboratorio di Elvio Chiricozzi, Liceo Bafile, l’Aquila, 2010

Il titolo del progetto è strettamente legato al tragico evento del terremoto del 2009, la” polvere negli occhi” evoca il dramma vissuto da tutti noi in quella terribile notte ma” nel cuore sogni”indica la speranza di superare il trauma con l’aiuto della creatività. L’arte come motore della rinascita e la scuola luogo della rinascita. Sono stati tanti i momenti indimenticabili vissuti nei corridoi dell’Istituto nei lunghi inverni aquilani. Trovarsi vicini, studenti e artisti per conoscersi e lavorare  alla realizzazione delle opere, è stata un ’esperienza unica per tutti che ha lasciato un segno forte e permanente.

Mi piace sempre ricordare il laboratorio del giovane artista Vincenzo Rulli e in particolare quando ha montato la sua grande scultura nell’ampio vano scala del Liceo. L’opera è costituita da un  basamento circolare con erbetta e un fiorellino su cui si impiantano un banco e una sedia dalle altissime gambe. A circa cinque metri d’altezza la sedia attraversa e sospende delle  nuvole fatte di candida ovatta. Vincenzo , appena finito di installare il tutto, ha chiesto agli studenti di scrivere i lori pensieri su dei fogli , di accartocciarli e infine tirarli in alto sulle nuvole. E’ stata una festa!!!!!  Il titolo dell’opera  è “Alta classe” ed è diventato il simbolo della nostra scuola e dei suoi “spensierati” inquilini.

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alta classe di vincenzo Rulli,2009 Vincenzo Rulli “Alta classe”, Liceo Bafile, L’Aquila, 2009

D Pensa che ci sia una qualche specificità, una qualche “innata” vocazione di genere, che le donne esprimono nella fase di ideazione e di produzione artistica?

R Mi hanno sempre detto fin dal Liceo e poi ribadito in Accademia,  che l’arte non deve avere sesso e che se volevo fare l’artista dovevo evitare di dare al mio lavoro un’impronta femminile. Probabilmente ad un giovane artista maschio nessuno si sarebbe preoccupato di dare un consiglio del genere. Ho sempre pensato ci fosse un profondo pregiudizio in quelle parole. Sarei bugiarda però, se dicessi che questo non mi ha condizionato affatto.

Comunque, tornando alla domanda, io non penso ci sia un processo mentale diverso nella fase creativa, c’è invece una diversa sensibilità nella percezione della realtà e dei sentimenti e nel renderli espliciti attraverso il fare.

 Galizia Studio I su volumi adattivi, 2006,Goethe Institut, roma (2)

“Studio I su volumi adattivi”, Goethe Insitut, Roma, 2006

D Ha contatti con altre donne artiste? Quali loro lavori ci vuole segnalare anche nell’ottica del nostro blog?

R In questi ultimi anni, sempre, per il progetto del Liceo Bafile, ho avuto modo di stringere maggiormente i rapporti con gli artisti e le artiste e devo dire che conoscendoli da vicino, approfondendone il lavoro ma anche l’aspetto umano, ho ancora di più imparato ad avere rispetto del lavoro altrui.

Soprattutto nelle donne ho letto la grande passione portata avanti tra mille difficoltà e la capacità di trasmetterla agli allievi con sensibilità e attenzione. Quindi non potrei che citarle tutte: Lucilla Catania, Bruna Esposito, Emanuela Barbi, Laura Palmieri, Marina Paris, Daniela Perego, Fernanda Veron, Claudia Peill, Daniela Monaci, Adele Lotito, Chiara Mu e infine Cristiana Pacchiarotti e Tania Campisi, co-fondatrici della rivista d’artisti ARIA .

Uscendo dall’ambito dell’arte visiva vorrei assolutamente segnalare la compositrice Laura Bianchini e la musicologa Valentina Lo Surdo con le quali ho modo di collaborare da tempo e apprezzarne le doti.

Galizia vibrazioni in rame,2011, musiche di  Laura Bianchini

 “Vibrazioni in rame”, musica Laura Bianchini, 2011

D Abbiamo lanciato l’ipotesi della formazione di una lobby femminile della cultura, che rovesci, insieme alla lateralità delle donne, anche quella dei beni culturali. Cosa ne pensa? Il ruolo attivo delle donne potrebbe scardinare pregiudizi e convenzionalità?

R Sicuramente se le donne avessero più fiducia in se stesse e fossero meno inclini a sostenere il lavoro degli uomini , forse si!  C’è spesso rivalità tra le donne e questo è stupido. Il problema è che noi  donne abbiamo radicato da sempre il senso di inadeguatezza e quindi, spessissimo, se arriviamo ad avere un po’ di visibilità e potere diventiamo aggressive e più delle volte nei confronti delle altre donne. Ma devo dire che anche qui è questione di sensibilità, per cui non si può generalizzare.

Per quanto mi riguarda, io sono stata fortunata, sono stata sempre accolta e sostenuta dalle donne con cui mi sono relazionata e mi relaziono costantemente. Penso a una fra tutte, la mia gallerista storica, Mara Coccia che mi ha affiancato senza mai condizionarmi. A lei va tutta la mia riconoscenza e affetto in questo momento di grave malattia.

Quindi fondamentalmente ci credo che l’unione tra donne possa fare la forza ma bisogna essere intelligenti e sensibili nel gestire i rapporti e contenere le ansie.

 onde 2010, esposte nella casa Anna  Marra (1)

  “Onde 2010” esposte nella casa di Anna Marra, Roma

D Una proposta concreta per mettere al primo posto della coscienza e dell’agenda politica del paese la cultura.

R Ci sarebbero da fare mille considerazioni e polemiche su come i nostri politici gestiscono  la cultura ……ma sarebbe inutile! Vorrei parlare invece di una bella iniziativa  in cui sono stata coinvolta qualche mese fa e che forse potrebbe diventare qualcosa di veramente significativo. Provo a sintetizzarla in poche parole.

L’ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, sta portando avanti un progetto di ricerca sperimentale promosso e sostenuto dal MIUR per la città dell’Aquila post sisma.

Il progetto è ricostruire  una città con il criterio della SMART CITY, coinvolgendo  naturalmente numerose altre Istituzioni, in primo luogo  il Comune, l’Università e numerose altre realtà attive nel territorio. Il fine comune è ricostruire l’intera città seguendo i criteri innovativi e di alta sostenibilità ma soprattutto costruire una smart community, ossia una comunità intelligente che dovrà saper partecipare e condividere idee, progetti, bisogni e strategie economiche e culturali.

La cosa che più mi ha stupito di questo progetto è che dai suoi promotori, ingegneri e ricercatori dell’ENEA è emersa la forte convinzione che l’arte nelle sue varie accezioni può essere il motore di tutto questo.

E’incredibile, vero? !! Mi hanno chiamato a farne  parte  perché hanno visto nel mio progetto per il Liceo Bafile il modello ideale di creatività partecipata e condivisa che allargata alla comunità tutta può dare un input alla crescita di una nuova futura generazione smart.

Nello specifico, il nome del progetto è SUN, che sta per Social Urban Network

Insieme ad un gruppo di studenti, dovrò avviare un lavoro sul territorio mirante al coinvolgimento di un numero sempre più ampio di giovani invitandoli ad esprimersi liberamente e in modo creativo utilizzando i network a loro disposizione. I contributi ( artistici, poetici, musicali ecc) di ognuno saranno condivisi da tutti dando vita ad un processo partecipativo in continua crescita e che vedrà nel suo percorso finale la possibilità di un evento espositivo in uno smart node , cioè in  una struttura, non virtuale ma fisica, altamente tecnologica, progettata e realizzata per essere installata nel centro storico. Questo luogo dovrebbe portare la cittadinanza a ri-trovarsi e a ri-creare un’identità culturale attraverso la condivisione. Mi auguro che non rimanga solo un sogno!

 Galizia du vu du non vu, 1999, teatro Vascello,Roma

“Du vu du non vu”, Teatro Vascello, Roma, 1999

 

 

 

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