Mag 272014
 

 

Ho visto i lavori di Caterina Arcuri visitando una mostra allestita a “TRAleVOLTE” un’associazione/galleria di Roma. Mi ha molto colpito la nettezza, il rigore, l’essenzialità di quei lavori e mi è venuta voglia di conoscerla. Le sue risposte sono, anche per me, una sorpresa.   

D La sua decisione di lavorare nel campo dell’arte: da dove nasce e con quali motivazioni?
R Da bambina trascorrevo diverse ore tra gli scaffali della libreria di famiglia a sfogliare cataloghi dell’arte antica e del Rinascimento italiano. Il realismo rappresentativo dell’opera di Caravaggio attirava e catturava la mia attenzione a tal punto da rimanere per ore a contemplarla.
Crescendo intrapresi studi artistici e dopo l’Accademia di Belle Arti quella “silenziosa complicità” che da bambina era inconsapevole dialettica con l’antico, divenne presenza, filo rosso, corrispondenza ai grandi temi dell’esistenza – vita/morte – che da millenni hanno affascinato sia l’uomo che l’artista.

Caterina Arcuri In-Out, 2005, still da video

In-Out, 2005, Still da video

La ricerca di una dimensione ultrasensibile è uno degli aspetti centrali del mio lavoro, declinato attraverso una pluralità di mezzi espressivi (video, fotografia, performance, installazione), ed è attraverso l’opera video In-Out che nel 2005 resi omaggio al celebre dipinto di Caravaggio “La morte della vergine” sovrapponendo il mio corpo a quello della vergine fino a sostituirlo.

Evocazione del ritorno alla vita, trasformazione del corpo esangue del dipinto al mio, roseo e vitale, sottile confine tra vita e morte, passato e presente e conseguente perdita di quella sua connotazione religiosa per una visione più terrena e umana.
Afferma C. G. Jung in L’uomo e i suoi simboli “Non c’è speranza di raggiungere una consapevolezza anche solo approssimativa del Sé, giacché per quante siano le cose di cui noi possiamo acquistare coscienza, resterà sempre una quantità indeterminata e indeterminabile di inconscio, che appartiene anch’esso alla totalità del Sé”.

D Il suo lavoro: un piacere personale o anche una responsabilità civile?
R Il mio lavoro potrebbe apparire molto intimista, e far pensare che si “nutra” solo del mio sentire. L’urgenza di cogliere ogni aspetto della realtà circostante, mi induce a pormi continui interrogativi e a cercare nel contempo relazioni e confronti con gli altri. Con responsabile autenticità la mia ricerca si fa impegno sociale e civile, proponendosi – spero – come spunto di riflessione per gli altri.

Vivo l’arte come modalità di relazione non tanto per ritrovare se stessi, quanto per comunicare al meglio il mistero universale della vita.

Caterina Arcuri Dalla terra alla terra

Dalla terra alla terra, 2008, momenti della performance, Piantagione Paradise, Bolognano

D Lo scultore Nunzio una volta mi ha detto: “Per un artista la difficoltà non sta tanto nel fare, quanto nel mettersi nelle condizioni di fare”. Questa affermazione forse è tanto più vera per una donna. Cosa ne pensa?
R La donna oggi, più che nel passato, deve fare i conti con i problemi legati alla quotidianità, ai rituali sociali, alla molteplicità dei ruoli che assume e che occupano totalmente il suo tempo… ma non è solo un problema al femminile. Si è più consapevoli se si riesce a porsi nelle condizioni di avere un tempo e uno spazio proprio per perdersi nel proprio fare.

Caterina Arcuri, Genesi, 2011, Still da video, DVD 4'35''

Genesi, 2011, Still da video

D Lavorare ed emergere per un’artista ancora oggi è più difficile nel sud d’Italia?

R Lavorare ed emergere per un’artista oggi come ieri è difficile. Nel nostro Paese non esistono le condizioni ideali per la promozione dell’arte a differenza di altri Paesi dove esistono istituzioni specifiche. Per non parlare dell’artista che ha scelto di vivere nel sud d’Italia, il territorio non offre occasioni di visibilità, le poche attività di promozione culturale sono avulse dai circuiti e dalle logiche del sistema dell’arte. A sud e in particolar modo in Calabria, Puglia e Basilicata l’imprenditoria artistica e culturale scarseggia e quello che c’è manca di visibilità.

Devo comunque riconoscere che in Calabria, negli ultimi anni, si è registrato un interesse maggiore verso l’arte contemporanea anche grazie alla nascita di nuove realtà come il Museo Marca, il Complesso Monumentale del San Giovanni, le rassegne “Intersezioni” al Parco Archeologico di Scolacium (finché la Provincia ha avuto i fondi per realizzarle).

Inoltre, da circa dieci anni a Catanzaro opera il Centro per l’arte contemporanea Open Space, uno spazio privato che mi onoro di dirigere unitamente ad artisti e colleghi dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

Dal 2005 a tutt’oggi il Centro ha realizzato oltre cinquanta mostre, eventi, seminari, conferenze e workshop di particolare rilevanza regionale e nazionale, con il contributo e la collaborazione di noti critici, curatori, storici dell’arte (Renato Barilli, Arturo Schwarz, Maurizio Calvesi, Gillo Dorfles, Massimo Bignardi, Lorenzo Canova, Paolo Aita, Lucrezia De Domizio Durini, Antonio d’Avossa, Angela Sanna, Miriam Cristaldi, Giorgio Bonomi, Rino Cardone, Teodolinda Coltellaro, Vitaldo Conte, Guglielmo Gigliotti, Ada Lombardi, Lara Caccia, Enrico Pedrini, Simona Caramia, Graziano Menolascina, Roberto Lacarbonara) e la partecipazione di artisti di fama nazionale ed internazionale (Jannis Kounellis, Piero Gilardi, Nicola Carrino, Vettor Pisani, Getulio Alviani, Toni Ferro, Mrdjan Baijc, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Mimmo Paladino, Mario Schifano, Salvo, Claudio Costa, Giuseppe Spagnulo, Junko Matsumoto, Bruno Ceccobelli, Giulio De Mitri, Antonio Violetta, Luca Maria Patella, Cesare Berlingeri, Giulia Caira, Stefano Cagol, Corpicrudi, Fernando De Filippi, Giuseppe Restano, Antonio Paradiso, Pietro Coletta, Iginio Iurilli, Andrea Fogli). A sostegno della giovane arte, il Premio Nazionale Toni Ferro under30, giunto alla sua terza edizione.

Open Space si è connotato fin dalla sua nascita con un’identità ben precisa che ne contraddistingue a tutt’oggi l’attività culturale e divulgativa. L’intento che ne ha promosso l’operatività, specificatamente sociale e didattica, è stato quello di mettere in relazione esperienze diversificate, con particolare attenzione all’aspetto della ricerca, nel segno della qualità e dell’attualità, privilegiando linguaggi multimediali al fine di vivacizzare ulteriormente  il dibattito artistico-culturale calabrese.   

 

Caterina Arcuri, Natura, 2013, legno, polistirolo espanso, smalto, vernice, cm 14x95x35

Natura, 2013, legno, polistirolo espanso, smalto,vernice

D Oltre agli ostacoli personali, ci sono altre barriere da superare? La burocrazia? La mancanza di fondi? La diffidenza dei galleristi? Qualche esempio
R Francamente sono problematiche dalle quali sono rimasta sempre a debita distanza; non fanno parte del mio vissuto d’artista. Il mio carattere non mi aiuta… non riesco a ritagliarmi spazi per strategie commerciali.

Forse, molto ingenuamente, difendo la qualità del fare e ritengo che solo su questo bisogna investire. Ho avuto rapporti solo con galleristi che dicevano: “Vendere l’arte è gioia per acquistare sogni, vita e cultura”.

Caterina Arcuri, Nella luce, 2014, still da video, 5'_foto Antonio Renda

Nella luce, 2014, Still da video

D Ha mai pensato di mollare? E perché non l’ha fatto?
R Ogni volta che lavoro su un nuovo progetto, mi assale la preoccupazione di non riuscire a realizzarlo. Dopo uno “scavo” interiore, mi metto in ascolto di quella voce interna che mi
attraversa e mi illumina il viaggio.

Posso ridurre la quantità di lavoro, ma non posso smettere, sarebbe come decidere di non vivere più.

Caterina Arcuri, Fonti, 2013_foto Antonio Renda

Fonti, 2013, Multistrato di legno, smalto, vernice, acciaio inox lucido, ceramica al terzo fuoco, Installazione ambientale. Photo Antonio Renda

 

D Si possono rinvenire degli elementi comuni tra le vicende delle donne impegnate nel campo artistico? O ciascuna costituisce un caso a sé, una individualità, come è caratteristico oggi, di tutta l’arte contemporanea, non più organizzata per correnti o movimenti?

R Le donne oramai hanno conquistato il loro posto nel mondo del lavoro e nelle principali istituzioni dell’arte (Vanessa Beecroft, Bruna Esposito, Paola Pivi, Grazia Toderi, giusto per fare qualche esempio). Hanno avuto accesso a tutte le professioni nei vari ambiti, sia in quelli più congeniali all’animo femminile (la moda, l’insegnamento, ecc.), sia in quelli che un tempo erano riservati esclusivamente agli uomini (la magistratura, l’ingegneria, la politica, ecc.).

La legge italiana ha equiparato nel lavoro i due sessi e approvando, nel 1975 il diritto di famiglia, ha sancito l’uguaglianza dei sessi, sulla carta, anche se a tutt’oggi non sono state debellate le storture culturali che rendono la vita delle donne difficile. Gran parte delle artiste vivono una costante individualità non più organizzata in correnti e movimenti come è accaduto in passato per gli artisti maschi.

L’ individualità e l’impegno artistico delle donne, a differenza dell’altro sesso sono fatti di singolare rigore espressivo, frutto spesso di rivendicazione sociale.

Caterina Arcuri, Fonti, 2013, Installazione ambientale_foto Antonio Renda

Fonti, 2013, particolare dell’installazione. Photo Antonio Renda

D Pensa che ci sia una qualche specificità, una qualche “innata” vocazione di genere, che le donne esprimono nella fase di ideazione e di produzione artistica?
R È mia convinzione che non esista una specificità femminile ne una “innata” vocazione di genere. Mi domando se abbia senso nel nostro secolo discutere ancora dell’”arte delle donne”. Se le artiste continueranno a difendere le loro posizioni in un mondo dominato dagli uomini, lottando affinché il loro lavoro sia visto più come espressione individuale anziché di genere, potranno farcela a vincere pregiudizi e preconcetti.

D Esiste tra le donne una più marcata competizione?

R Non credo… La competizione è parte integrante dell’essere umano, non è indicatore di validità e di bravura per l’artista.

Caterina Arcuri Montagna sacra, 2013

 

Montagna sacra, 2013

In una società dove vige il profitto, il “valore” si misura spesso in base a quante gallerie e collezionisti acquistano il tuo lavoro… In questa situazione non deve mancare una lettura seria: la sana competizione stimola il nascere di eventi ma non la validità delle singole opere.

D Ha contatti con altre donne artiste? Quali loro lavori ci vuole segnalare anche nell’ottica del nostro blog?

R Attraverso l’arte si entra in contatto con tanti artisti con i quali si condivide un progetto espositivo o una collaborazione a breve o a lungo termine. Per il vostro blog vi segnalo: Giulia Caira, Silvia Camporesi, Lucilla Catania, Tatiana Trouvé.

D Abbiamo lanciato l’ipotesi della formazione di una lobby – termine scelto provocatoriamente – femminile della cultura, che rovesci, insieme alla lateralità delle donne, anche quella dei beni culturali. Cosa ne pensa? Il ruolo attivo delle donne potrebbe scardinare pregiudizi e convenzionalità?
R Il mondo è pieno di lobby… Aggiungere una lobby tutta al femminile – ancorché in senso puramente provocatorio – a mio parere non darebbe seri risultati in quanto, l’”alleanza” di sole donne rischia di non produrre un’armoniosa e diversificata pluralità. É in questa pluralità che si può raggiungere una completezza esistenziale ed artistica di efficace valore. Non so fino a che punto un raggruppamento di sole donne possa contribuire alla crescita culturale dell’ambiente dove dovesse nascere.

D Una proposta concreta per mettere al primo posto della coscienza e dell’agenda politica del paese la cultura.

R Affinché la cultura diventi il fulcro della nostra società dobbiamo sforzarci di migliorare la scuola, eliminando pregiudizi e mettendo in atto una riforma che preveda innanzitutto il potenziamento degli studi artistici e musicali. La scuola deve destare nelle nuove generazioni il piacere della scoperta e del comunicare, favorendo lo sviluppo intellettuale, linguistico, sociale e morale. In questo modo la cultura si porrà al centro del processo educativo e nei giovani si andrà formando una personalità autonoma, creativa ed autocritica che li aiuterà nell’inserimento sociale e lavorativo.

La scuola dovrà perseguire un atteggiamento critico e costruttivo del proprio ruolo e rispondere all’esigenza di produrre nell’allievo una continua crescita personale.

Incontri d'esperienza con Fernando De Filippi

Incontri d’esperienza con Fernando De Filippi. Accademia di Catanzaro, dicembre 2013.
Da sinistra: G. De Mitri, F. De Filippi, C. Arcuri, A. Russo

Come docente dell’Accademia di Belle Arti (a Catanzaro), ho promosso e organizzato (nell’a.a. 2012-2013), unitamente al collega ed artista Giulio De Mitri, un ciclo di eventi interdisciplinari integrati ai corsi accademici istituzionali, realizzati con la collaborazione e la partecipazione degli artisti Fernando De Filippi, Andrea Fogli e Lucilla Catania. Tre incontri strutturati come luoghi dell’esperienza dell’arte che hanno visto il coinvolgimento operativo degli allievi collegando mente e mano, logica e fantasia, seguendo i principi della ricerca ed utilizzando strumenti di lavoro sia tradizionali che innovativi.

Un vis-à-vis tra l’artista, gli studenti, i docenti e gli operatori culturali del territorio. Le Accademie sono delle vere e proprie fucine creative, e come tali hanno la necessità di veder circolare al proprio interno idee e pensieri nuovi e differenti e le attività interdisciplinari rappresentano, in questa direzione, una priorità!

Se è vero che le Accademie sono luoghi fondati sull’esperienza del fare, dove al progetto segue la prassi, l’attività didattica dovrebbe incoraggiare il confronto diretto con l’ambiente artistico, favorendo incontri e dibattiti con gli artisti, addentrandosi nella loro storia ed esperienza. La nostra è stata un’esperienza significativa ed il nostro impegno è stato ripagato dall’entusiasmo degli allievi!
La grande sfida del terzo millennio è costruire una cultura nuova, una rivoluzione mentale planetaria nel nome della solidarietà e nel rispetto delle diversità.

Caterina Arcuri Yin Yang, 2007, Incisione, acciaio inox, ottone, legno, cm 20x30x28

Yin-Yang, 2007, Incisione acciaio inox ottone legno

 

 

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