Giu 192014
 

Raffinata, competente, energetica, affettuosa; sono molti gli aggettivi che possono definire il carattere di Anna Marra e la qualità della sua opera professionale.

Nel campo dell’arte è molto difficile definire la creatività come dote esclusiva degli artisti, perchè alcune figure che li affiancano e li sostengono dimostrano spesso altrettanta capacità ideativa munita, in aggiunta, di una buone dose di praticità e di capacità relazionale. Anna ne è un esempio perfetto. E lo è anche per il nostro blog: basta leggere, al termine delle risposte, la sua biografia, debitrice di una solida formazione alla mitica gallerista Mara Coccia, e nutrita dall’attuale rapporto solidale con tante artiste. La sua galleria a Roma, sta diventando nel quartiere del Ghetto, un punto di riferimento imprescindibile per l’arte contemporanea.

 

D La sua decisione di lavorare nel campo della cultura e dell’arte: da dove nasce e con quali motivazioni?

R La mia attività professionale è stata per oltre 20 anni legata alla mia formazione di economista, che ho svolto in tutt’altro campo. La passione per l’arte contemporanea come collezionista, l’amicizia con una gallerista storica come Mara Coccia e la necessità di essere maggiormente presente in famiglia mi hanno portato a intraprendere professionalmente questa attività.

Condividendo la passione per l’arte contemporanea con mio marito, la promozione del lavoro degli artisti è sempre stata parte della nostra vita. Dopo aver aperto le porte della nostra casa al mondo dell’arte ed aver dedicato per tanti anni i miei ritagli di tempo alla collaborazione con Mara Coccia, ho aperto uno spazio espositivo che porta il mio nome attiguo alla mia abitazione.

Anna Marra, Sauro Radicchi, Monica Botticelli, Giorgia Calò e Giovanni Moglia (foto di Simon d'Exéa)

 Sauro Radicchi, Veronica Botticelli, Giorgia Calò, Anna Marra e Giovanni Moglia (foto di Simon d’Exéa) 

D Il suo lavoro: un piacere personale o anche una responsabilità civile?

R Sicuramente un grande piacere, ma anche una responsabilità innanzitutto verso gli artisti di cui mi occupo, ma anche verso il pubblico che bisogna incuriosire con proposte culturalmente interessanti e valide, individuando un percorso coerente. Nei confronti degli artisti, in particolare, e dell’arte contemporanea italiana, più in generale, avverto la responsabilità di tentare di aprire vie di comunicazione per far viaggiare le idee e far dialogare culture diverse.

L’obiettivo è sicuramente quello di portare all’estero gli artisti italiani, che a mio modo di vedere rappresentano una proposta di assoluto rilievo culturale, ma anche quello di portare in Italia percorsi artistici diversi. I prossimi anni diranno se ci sarò riuscita o meno.

Anna Marra ed Emiliano Perino (foto di Simon d'Exéa)

Anna Marra ed Emiliano Perino (foto di Simon d’Exéa) 

D L’arte è un patrimonio di tutti? Nella sua attività di gallerista, e nella sua opera di promozione dell’arte contemporanea qual è il suo utente di riferimento?

R L’arte è sicuramente un patrimonio di tutti e la sua fruizione deve essere la più estesa possibile, ma l’arte contemporanea rispetto a quella storicizzata ha una sua specificità: può formarsi e vivere solo attraverso una continua interazione con il pubblico e per questo ha maggiore necessità di spazi e iniziative che la valorizzino.

Il mio spazio e il mio lavoro è dedicato innanzitutto agli artisti, desiderosi di esprimersi interpretandolo in modo originale attraverso il loro lavoro, e si rivolge ad un pubblico curioso di conoscere le espressioni artistiche più contemporanee.

La mia attività non si limita però solo alla promozione del lavoro degli artisti che seguo nel mio spazio espositivo, ma si estende anche al sostegno di progetti di elevato contenuto culturale e/o sociale.

Ne è un esempio il progetto, che sto seguendo da qualche tempo, dell’artista palermitana Daniela Papadia, La tavola dell’Alleanza,̀ una performance che abbraccia arte, scienza, multiculturalità e spiritualità.

Anna Marra la tavola dell'alleanza 2

La tavola dell’Alleanza, Roma carcere di Rebibbia, giugno 2014 

Al centro della scena, una tavola coperta da un arazzo, su cui è ricamata la mappatura del genoma umano e che ospita 36 personalità del mondo scientifico e culturale internazionale, impegnate a dialogare intorno ad un banchetto. La scelta di riprodurre la mappa del genoma non è casuale, la sua struttura complessa ci mostra gli elementi comuni che appartengono all’umanità intera.

L’arazzo è stato ricamato da un gruppo di sei donne di diversa nazionalità, detenute all’interno del carcere di Rebibbia, un luogo dove normalmente l’arte non arriva, ma il cui linguaggio può consentire di superare anche barriere così insormontabili.

La performance è itinerante. La prima tappa si svolgerà proprio all’interno del carcere di Rebibbia. Sono poi previste varie tappe in luoghi simbolici dove il dialogo tra gli uomini si è per qualche motivo interrotto, diventando così un viaggio che attraversa paesi e fa incontrare persone che si alleano per tessere nuove trame e visioni.

La collaborazione delle istituzioni per la realizzazione del progetto è stata e sarà fondamentale!!

D Quali sono i maggiori ostacoli che ha incontrato o incontra sul suo cammino professionale? Ci può fare qualche esempio?

R Nella mia breve esperienza di gallerista ho notato come sia difficile, nel settore dell’arte contemporanea, riuscire a coalizzare diverse gallerie su un percorso comune che ne rafforzi le rispettive proposte. Rappresenta un’eccezione a questa realtà Artughet, un’associazione costituita tra le galleria d’arte contemporanea dell’ex ghetto di Roma, di cui sono orgogliosa di far parte.

Attraverso la condivisione di alcuni progetti culturali riusciamo a rendere più interessante per il pubblico visitare i nostri spazi espositivi, così come attraverso la pianificazione delle rispettive inaugurazioni riusciamo a richiamare un numero molto maggiore di persone in galleria.

Lorenzo Respi, Donatella Mezzotero, Anna Marra, Mariastella Margozzi e Teodosio Magnoni (foto di Simon d'Exéa) (2)

Lorenzo Respi, Donatella Mezzotero, Anna Marra, Mariastella Margozzi e Teodosio Magnoni (foto di Simon d’Exéa)

Difficoltà ancora più grandi s’incontrano nel collaborare con gallerie estere, per ragioni dovute a meccanismi di funzionamento del mercato completamente diversi (penso ad esempio agli Stati Uniti), ma anche a politiche statali di sostegno degli artisti nazionali che in Italia sono totalmente assenti.

Anna Marra e Martina Adami (foto di Sebastiano Luciano)

Martina Adami e Anna Marra (foto di Sebastiano Luciano)

D E’ ancora vero che le donne artiste faticano a guadagnare una posizione preminente nei mercati internazionali dell’arte?

R E’ sicuramente vero, e non solo nel nostro Paese, che le donne artiste faticano più dei loro colleghi uomini ad affermarsi, ma purtroppo non mi sembra una specificità del settore dell’arte: sono poche le donne che arrivano a livelli apicali in tutti gli ambiti di attività, segno del permanere di meccanismi penalizzanti.

In campo artistico, penso, ad esempio, a Luoise Nevelson, della quale Mara ed io abbiamo organizzato una mostra nella primavera del 2009, grandissima artista, antesignana dell’arte povera, molto sottovalutata rispetto agli artisti americani maschi suoi contemporanei.    

Anna Marra Louise Nevelson Palace

Mrs. N’s Palace, 1964–1977 

D Nel campo dei beni culturali, invece, soprattutto a livello istituzionale, si rileva un’elevata presenza di donne, molte delle quali hanno raggiunto posizioni gerarchiche apicali. Sarebbe arbitrario, secondo lei, mettere in relazione la sottovalutazione sociale, la scarsezza di risorse finanziarie del settore con questa consistente e autorevole presenza femminile?

R Certamente c’è una relazione tra la sottovalutazione sociale, tutta italiana, degli incarichi istituzionali in ambito culturale, sia sotto il profilo economico che del potere ad essi connesso, ed il fatto che siano essenzialmente le donne a ricoprire tali incarichi di responsabilità.

Tuttavia, mi piacerebbe sottolineare anche il fatto che per svolgere tali funzioni occorre una solida preparazione e una forte determinazione: qualità che storicamente le donne hanno dovuto sviluppare più degli uomini.

Anna Marra, (foto di Sebastiano Luciano)

D Il lavoro di cura e sostegno agli artisti presenta delle caratteristiche che si possono definire “femminili”? O attribuire ad una qualche “innata” vocazione di genere, assimilabile a quella destinata alla famiglia, ai bambini, agli anziani?

R In generale non credo sia tanto una tendenza femminile alla cura e al sostegno, io ho tre figli maschi che prosciugano la mia vocazione materna!

Direi, piuttosto, che la creatività e la flessibilità che alle donne deriva dalla necessità di incarnare contemporaneamente ruoli diversi, le rendono maggiormente capaci di comunicare e lavorare con gli artisti, persone di una sensibilità fuori dal comune, ma anche per questo non sempre interlocutori semplici.

Anna Marra e Luca Vele (foto di Simon d'Exéa)

Anna Marra e Luca Vele (foto di Simon d’Exèa)

D Nella sua esperienza di lavoro, ci sono state occasioni nelle quali la soluzione di un problema è stata determinata anche dalla capacità delle donne di fare rete?

R La solidarietà e la collaborazione femminile possono sicuramente agevolare la risoluzione di situazioni delicate o complesse, ma anche in questo caso mi sembra che la questione sia piuttosto trasversale e non riguardi unicamente il campo dell’arte contemporanea. Nella mia esperienza, quando mi è capitato di lavorare solo tra donne mi sono divertita sicuramente di più raggiungendo risultati anche migliori di quelli attesi.

Penso, ad esempio, alla personale dell’artista romana Veronica Botticelli, organizzata nella mia galleria e curata da Giorgia Calò. Artista e curatrice erano entrambe incinta, circostanza che ha rafforzato la nostra collaborazione legandoci personalmente. La mostra trasmetteva una gioia particolare che il pubblico ha subito colto e molto apprezzato.

Anna Marra, Veronica Botticelli, Giorgia Calò (foto di Simon d'Exéa)

Veronica Botticelli, Giorgia Calò e Anna Marra (foto di Simon d’Exéa)

D Abbiamo lanciato l’ipotesi della formazione di una lobby – termine scelto provocatoriamente – femminile della cultura, che rovesci, insieme alla lateralità delle donne, anche quella dei beni culturali. Cosa ne pensa? Il ruolo attivo delle donne potrebbe scardinare pregiudizi e convenzionalità?

R Penso che la cultura, soprattutto nel nostro Paese, debba riappropriarsi di una sua centralità e che, parallelamente, anche le donne debbano rivestire ruoli di maggiore rilevanza nella società.

Quello che potrebbe essere utile a questo scopo è la creazione di una rete di collaborazione e scambio di informazioni tra le diverse figure femminili che svolgono un ruolo nel settore della cultura.

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