Giu 092015
 

C’è tempo solo fino al 28 giugno per visitare a Roma la mostra di Cristina Crespo allestita a villa Torlonia, negli spazi della Casina delle civette.

danzatrici mostra

 

 

Una mostra apprezzata da moltissimi visitatori, anche non esperti di danza. Già perchè protagonista è la passione della danza, incarnata nei volti delle danzatrici di inizio secolo, IL SECOLO: il Novecento.

L’era di D’Annunzio e dell’estetica estenuata di veli, perle, sguardi, sospiri; l’era delle Danzatrici. Affascinanti, maliarde, coraggiose progenitrici di un’etica progressiva che preferiva alla cura materna la realizzazione di sè.

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Le avventure di Mata Hari o il tragico destino di Isadora Duncan hanno finito con l’offuscare la modernità di una pratica artistica che metteva il corpo al centro della comunicazione e lo venerava come un oggetto di culto. Un culto pagano, dagli inaspettati, futuri, risvolti civili.

GIARDINO DELLE MUSE DANZANTI: LE DANNUNZIANE
2 aprile -28 giugno 2015

Musei di Villa Torlonia – Casina delle Civette, Via Nomentana, 70 – Roma

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Oltre al catalogo della mostra dal titolo”Giardino delle muse danzanti. Le dannunziane”, edito da Campanotto, storico e benemerito editore d’arte di Udine (vi segnalo perciò che il catalogo è ancora in vendita presso il book shop di Villa Torlonia), è uscito da pochissimo un catalogo generale delle opere della Crespo: “Teatrini dell’ibrida immagine” edito da Allemandi che contiene scritti di Achille Bonito Oliva, Carlo Marcello Conti, Maria Cristina Crespo, Paolo Moreno, Maria Paola Orlandini.

Vi propongo il mio scritto.

Cristina Triumphans

Nel volume “CRESPO”, pubblicato da Electa nel 1999, compare ad illustrazione del testo dell’artista dall’esplicito titolo “L’opera d’arte è un trofeo d’amore”, la foto di due bambini, i figli piccoli di Maria Cristina, dolcissimi, complici e ancora miti; una foto inconsueta per un catalogo, che introduce quasi spudoratamente un elemento di intimità, varca la soglia della comunicazione ufficiale, si fa scandalosa, ben al di là di quanto abitualmente convenuto in simili e prestigiose occasioni editoriali che, nella carriera di un artista, servono a rendere pubblico un percorso professionale e a valorizzarne la qualità.

La scelta, caparbia immagino, di quella foto, esprime molto della Crespo artista più di quanto non dica forse, sulla Crespo madre: dice molto di quel suo essere tutta, sempre, intera, in ogni situazione.

pittura costanza piccola

Racconta di un’avida vocazione a comprendere senza escludere, a fagocitare il passato per farlo ostinatamente convivere, senza nessun sentimento di nostalgia, con il presente; di una curiosità vorace, democratica che spazia senza fratture dalla ceramica alla cartapesta, al marmo, alle stoffe, alle tele, al vetro; di una superba, gloriosa, concezione dell’arte e degli artisti che allo stesso tempo ne misura i limiti e i difetti, ed è in grado di riconoscere consapevolmente l’inevitabile coesistenza di alto e basso nell’animo umano: una pacificata accettazione che ricorda il disincanto di Federico Zeri, quella sua naturale propensione, tutta romana, alla mescolanza di tratti nobili e plebei, che diventa proficua premessa ad una comunicazione trasversale, che raggiunge cuori e menti le più diverse.

Questa capacità Cristina dispiega quando si cimenta nel lavoro televisivo con Art News e con Magazzini Einstein, i programmi di Rai Educational in onda dai primi anni 2000 e fino al 2013 su Rai Tre, su Rai Uno e su Rai Storia.

Qui ha modo di dimostrare la sua pressocché illimitata conoscenza della storia dell’arte e anche – e forse soprattutto – del costume, della vita quotidiana, dell’intimità (ancora!) degli artisti con i quali intrattiene, a prescindere dalla loro contemporaneità, un rapporto di solidale confidenza.

La sua non è mai una prospettiva teorica, asettica, astratta ma è frutto di conoscenza diretta di luoghi, case, palazzi e degli uomini e le donne che vi abitavano. Cristina conosce tutti i giardini d’Italia, i borghi dimenticati, le chiese, ma anche le montagne, le vallate, i fiumi, e li conosce perché li collega alle sue emozioni, alla vita che vi ha trascorso, alle persone che ha incontrato.

Da qui deriva la sua capacità di comunicarli trasmettendone i saperi vissuti.

Dell’agro pontino sa amorevolmente tutto, come ama appassionatamente il liberty, papa Pio II, il medioevo e il manierismo, grande amore anche del suo maestro, Angelo Canevari. Un altro romano fervente, in grado di esprimere con accenti confidenziali, anche dialettali, il tormento dei manieristi, lo spirito sanguinante di Pontormo, quella ricerca estetica che è ricerca di una realtà morale, considerazioni critiche che attraverso l’interpretazione di Canevari, svelano l’eterna attualità:  l’arte è una urgenza interiore insopprimibile e, al contempo, necessaria al progressivo procedere della società.

Con questo bagaglio, Cristina Crespo matura le sue preferenze stilistiche che la portano a prediligere artisti fuori dagli schemi, lontani da logiche commerciali, come i pittori naif dei quali è una partecipe esperta e che sono diventati protagonisti di una puntata di Magazzini Einstein “Essere naif”, realizzata in Sardegna durante un’adunata di poeti e pittori chiamati a raccolta dall’artista Efisio Cadoni.

La attirano gli eccentrici, gli artisti borderline, costituzionalmente alieni, esterni, che rinnovano ogni giorno la propria vocazione pagando, con leggerezza, il prezzo di disagi economici o di esclusioni sociali.

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Nel suo Pantheon siede a buon diritto Francis Bacon ma osservato dallo scrittore  Giovanni Testori che pubblica sulla rivista FMR nel 1985 un testo che, interpretato da Sandro Lombardi, la “voce” di Testori, viene portato in Tv, in esclusiva, per una nuova puntata di Magazzini Einstein: “Ecce Bacon. L’epopea dell’umano corpo”. 

Un pittore rinascimentale alla corte del Novecento, Francis Bacon, come un moderno umanista è Franco Maria Ricci, sublime divulgatore della necessità del superfluo, come versato nelle arti, è Testori, critico, artista, regista, poeta; uomini che hanno creduto in un’estetica procreatrice di civiltà.

Trame che si rincorrono nel tempo e nello spazio, come quello che separa la Campania dall’Oceano Pacifico e che Cristina colma nella “Via Lattea” opera realizzata per la metropolitana di Napoli, ma debitrice a Rubens del suo titolo; alla Stazione Augusto, Linea 6 il sasso di lava collocato al centro, viene dall’isola di Pasqua, un regalo ai napoletani, lo definisce; un legame ideale tra il Vesuvio e il Rano Kau, che passa per la vena grottesca del rubensiano Bartolomeo Strobel al quale si è ispirata.

Appartiene alla Crespo quell’attitudine dei veri intellettuali a creare collegamenti, a stabilire nessi, ad interpretare la cultura come un flusso ininterrotto di assilli, esperimenti, scambi.

Una catena di uomini e donne che si tendono la mano attraverso i secoli; chi percepisce questi legami conosce sul serio non solo la storia dell’arte ma la storia delle vicende umane; popolata di figure ritenute secondarie o di arti cosiddette minori che risplendono, agli occhi di Cristina di un valore mai inferiore a quello dei nomi più acclamati e delle discipline artistiche universalmente riconosciute.

La sua testarda passione per la danza del ventre, che pratica da anni con l’entusiasmo di una neofita, testimonia ancora una volta di una tendenza insopprimibile alla pienezza di sé che è un tratto della personalità di Cristina e che nutre la sua produzione artistica di pratiche quotidiane, sperimentate, vissute, che vengono disegnate, plasmate, colorate e cotte come nella sua ultima produzione di ceramiche sulle danzatrici.

Le femmes fatales l’hanno attratta da sempre, capitanate da quella marchesa Luisa Casati personaggio di spicco della cultura europea degli anni ’30 e ‘40, di cui è ardente ammiratrice e di cui scoviamo un piccolo ritratto sulla scrivania del Vate  durante una nostra visita al Vittoriale.

casati dettaglio

A lei Cristina ha  dedicato “Il giardino notturno della marchesa Casati” un’opera fastosa, superba, che ha circondato di piante lussureggianti nella mostra che ha voluto allestire in quel Grand Hotel di Gardone Riviera a pochi metri dalla casa di D’Annunzio, dove scendeva la divina Corè, e dove talvolta lei, musa ispiratrice di futuristi, poeti e fotografi, ritratta dal pittore più amato dei salotti di Parigi, Giovanni Boldini, era costretta ad aspettare anche qualche giorno prima che D’Annunzio le concedesse udienza.

Sono vicende come queste, con il loro carico di sofferenze ma anche di esplosione vitale e tripudio dei sensi che mandano in solluchero Cristina, perché incarnano la realizzazione di una sintesi, quell’identità tra arte e vita che rende entrambe degne di essere vissute.

A Gardone insiste per cercare “Il Divino Infante”, un Museo che raccoglie la collezione Hiky Mayr, gentilissima signora di origine tedesca che raccoglie da anni rappresentazioni di Gesù Bambino, reperendole su segnalazioni dei suoi “agenti”, nei mercati europei.  Un tripudio di bambini dormienti, regali, nudi o avvolti in abiti sfarzosi che suscita l’incanto e la malinconia di un paradiso perduto.  

Accanto alle sale espositive, in una stanza da lavoro, in grandi e piccole scatole ordinatissime su appositi scaffali, c’è un patrimonio di trine, nastri, bottoni, gemme, fili per rammendare gli abiti dei bambinelli più sfortunati che la signora Mayr conosce a menadito, scatola per scatola, e controlla con severità.

Qui l’entusiasmo incondizionato di Cristina diventa contagioso, perché quelle doti di studio, metodo e follia coltivate con discrezione e più spesso rintracciabili negli esperti stranieri che in quelli nostrani, sono quelle che più esaltano Cristina e che lei stessa pratica con un accanimento che talvolta rasenta l’ossessione.

Come nel caso della sua perfetta, maniacale, meritoria contrarietà ai cartelloni stradali che lei considera dei nemici personali piuttosto che oggetti che deturpano il paesaggio. Ne conosce a Roma dimensioni e caratteristiche per quartiere, ne segue l’installazione, inoltra proteste che puntualmente rimangono inevase e che puntualmente lei ripropone agli organi preposti.

La offende l’incuria, la sciatteria, l’indifferenza, e la anima il pensiero che il Paesaggio non è Filari Toscani, ma il marciapiede sotto casa tua, quello dove piazzano tavoli di ristorante e gazebo turriti, dove la quotidiana convivenza con l’osceno diventa abitudine.

Per la rubrica televisiva dal titolo “The making of” che chiedeva ad alcuni rinomati artisti italiani di realizzare un’opera in esclusiva per Art News, al termine del suo lavoro, proprio il “Giardino notturno della marchesa Casati”, Cristina si voltò a guardare la sua Casati e con tanto di smack le mandò un grande bacio.

Questa sua infantile impudenza rende autentica la sua opera e rara la sua anima.

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