Ott 072013
 

Negli ultimi anni, per il mio lavoro in Rai, mi è capitato di incontrare moltissime donne che lavorano nella cultura: dirigono musei e teatri, curano uffici stampa, sono funzionarie del mibact, archeologhe, registe, attrici, scrittrici, montatrici, bibliotecarie, sceneggiatrici, fotografe, pittrici, curatrici, scultrici; un esercito pacifico di persone appassionate e competenti.

Come tutti quelli che lavorano nella cultura, affrontano quotidianamente le difficoltà che una cronica mancanza di risorse e una colpevole disattenzione della politica, hanno creato da sempre al settore potenzialmente più innovativo del paese.

Viene da chiedersi, allora, perché proprio nella cultura sia così abbondante la presenza delle donne; come mai tanta pazienza e tanta ostinazione?

Mi ricordo di uno studio condotto in Russia, negli anni settanta, da un gruppo di femministe: analizzando modalità di accesso e ritmi di sviluppo del mercato del lavoro, si arrivava alla conclusione che, alla svalutazione sociale di un lavoro, corrispondeva la sua femminilizzazione; le donne diventavano ingegneri o avvocati quando quelle professioni diventavano meno appetibili, socialmente ed economicamente.

Personalmente ho assistito a fenomeni analoghi in Rai, negli anni ’80, relativamente ad alcune figure professionali come quella del regista che cominciò a vestire panni femminili, mentre perdeva status e decisionalità di fronte all’avanzata dei giornalisti; poi arrivarono le donne giornaliste, mentre la politica svuotava l’informazione; poi le donne in politica, ma questa è un’altra storia (o sempre la stessa?)

Sembra dare ragione, ancora una volta, alle ormai disperse compagne sovietiche, la situazione dei beni culturali nel nostro paese, che oggi riconosce il contributo della professionalità femminile attribuendole anche posizioni apicali, ma nel quadro di una sostanziale indifferenza alle sorti di un patrimonio culturale evocato, quando conviene, con retorici proclami di facciata. E’ vero che ci sono elementi oggettivi a giustificare nel settore la forte presenza femminile, soprattutto nella pubblica amministrazione: ad esempio, la provenienza da studi classici e umanistici; o la scelta di orari di lavoro conciliabili con la famiglia.

Ma è anche vero che, molto spesso, il lavoro delle donne si svolge in condizioni di invisibilità, quasi frutto di una “naturale” propensione al lavoro di cura, appartato e tenace; come fosse  espressione di  un radicato senso del dovere e di uno spirito di servizio che, applicati al campo della cultura, si caricano di senso civico e desiderio di appartenenza.

La mia opinione è che le nostre donne e i nostri beni culturali condividano la stessa “lateralità”, fondata su una scala di valori che al primo piano pone l’economia, la politica, e all’ultimo la cultura; come nella scaletta di un qualsiasi telegiornale, dove le notizie di cultura occupano l’ultimo posto, seguite per un tardivo senso del pudore, solo dallo sport.

 Questo blog si propone di:

dare voce alle donne che lavorano nella cultura;

censire i loro mestieri, stabili e precari;

mettere in comune le loro esperienze;

creare un luogo di proposta al femminile sui temi della cultura. 

Per fare questo, c’è bisogno delle vostre esperienze: vi chiedo di raccontarle.

 Lebuoneculturali vi chiede di uscire allo scoperto; di contarvi, per contare.

  7 Commenti to “Le buone culturali”

  1. che bella iniziativa! Penso che il concetto di Cultura sia ampio, soprattutto ai nostri giorni, e quindi troverò qualcosa, un mattoncino da portare per questo lavoro che proponi………………. AUGURI, a te e a noi

  2. Bellisssimi i fumetti di Laura!!!! E complimenti per tutto il blog, sono felice di averlo scoperto

  3. che bello!!! un blog molto interessante!!!..grazie Laura per averlo segnalato…e soprattutto bellibelli i tuoi fumetti..le didascalia hanno la tua voce!!! 🙂
    Complimenti per l’iniziativa, uno spazio per la voce delle donne che troppo spesso rimane isolata….anche io sono una donna che lavora ma non propriamente nell’ambito culturale…magari posso mettere in comune la mia esperienza “di vita” !!!

  4. Brava Paola! Come ti si trova?

  5. Uno spazio per le donne che operano nel settore della cultura ed insieme, un luogo per dialogare di cultura dal punto di vista delle donne: grazie Paola per questa nuova opportunità che ci offri di entrare in contatto e di raccontarci!
    Bellissima e significativa l’immagine che inquadra il blog che Marzia Migliora ha creato per la giornata del contemporaneo 2013 !

  6. Felice di averti … scoperto… buonissimo lavoro e pronta al dialogo

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