Giu 172015
 

Mario-Schifano paesaggio tv

Stanza 162, 164, 166; bene, tutto procede per il meglio, coerentemente: da questa parte del lungo corridoio del Palazzo, le stanze pari; ecco, dalla finestra si vede la scultura/cavallo di Messina, il viale con i giardini in mezzo, la trattoria all’angolo, proprio di fronte al mitico viale Mazzini 14, 00195 Roma di tutti i quiz, di tutte le domande per partecipare, di tutte le signorine buonasera, di tutte le cene nelle case degli italiani sotto i lampadari di velluto o intorno ai tavoli di formica, ma tutti installati davanti alla tv, quando la televisione annunciava che Kennedy era morto, che papa Giovanni salutava i bambini, che la signorina Mina era diventata mamma.

Stanza 170, 172, 9.166. 9.166? si guarda meglio, si allunga il collo fino alla targhetta, si torna indietro: sicuramente dev’essere sfuggito qualcosa mentre si avanzava a passo rapido, forse una serie di stanze in una rientranza del corridoio, uno slargo nascosto; ma il muro scorre liscio, non presenta anfratti, nessuna interruzione; ci si deve arrendere: dopo la stanza 172 impudente, sfacciata, sta la 9.166.

Se fino ad allora si è seguito un metodo – le stanze pari tutte da un lato – ora è evidente che quel metodo non vale più; c’è da chiedersi se questo sia un caso isolato o se si ripeterà in altri tratti del corridoio; certo, quel 9.166, prepotente, sembra annunciare che la regola può essere improvvisamente messa in discussione, cambiata a capriccio, nei fatti smentita, come se in quel territorio, regolato da leggi autonome, non governassero logica, e neppure matematica.

In quel luogo – la sola presenza del 9.166 sembra segnalarlo – governa l’imprevisto, l’inatteso, l’imponderabile.

Ma non per tutti; alcuni l’imprevisto lo determinano, forse addirittura dall’interno della stanza 9.166; altri, che lo subiscono, non se ne lagnano o, cosa più probabile, non lo denunciano e accettano la stravaganza di una stanza eccessiva e ridondante, come espressione di una superiore volontà, alla quale adeguarsi senza critiche. Conformarsi fa sentire partecipi di una comunità, rende simili agli altri, protegge.

L’imprevisto diventa un legame che salda le coscienze e le carriere.

In copertina: Mario Schifano, Paesaggio Tv, 1970

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