Giu 212015
 

Mario-Schifano paesaggio tv

Come definire la stanza 323 che sta nella parete di fronte a quella delle stanze 321, 322, 324? Un atto creativo? Un test da superare? O l’affermazione di una volontà di potere?

Decido io dove sta la 323, avrà pensato qualcuno, e non sta dove credi tu, ma dove dico io! Qualcuno – un funzionario, forse un dirigente! – avrà pur firmato un “appunto” per quei numeri nei corridoi; una sigla ci vuole sempre, lo comanda la legge della burocrazia.

E’grazie alla burocrazia, però, che emergono innumerevoli possibilità di riflessione sul destino degli uomini e su quello proprio; venate, in quest’ultimo caso, dall’ombra di un sospetto: l’imprevisto è colpa mia?

Perché la granitica e impudente sicurezza della burocrazia si fonda sulla capacità di indurre un costante, estenuante senso di colpa in chi non la condivide, capace di mettere in discussione la sua identità, non solo la sua carriera. E di segnare per sempre la diversità tra chi conosce la destra e la sinistra del corridoio, riconosce i numeri pari e quelli dispari, accetta senza sorprese e proteste il 9.166.

176, 178, 180, 179, 181, 183, 185: qui un nuovo caso di imprevisto: da pari a dispari nello stesso lato del corridoio. L’imprevisto non è più anomalia, ma la definitiva certificazione dell’assenza di regole, la plateale esibizione di una volontà di decisione indifferente all’ordine e alla progressione dei numeri.

Qui si dimostra la prontezza del perfetto funzionario integrato che dissimula ogni stupore di fronte al repentino cambiamento dei numeri, come di posizioni e schieramenti aziendali: ciò che era in auge fino ad un momento prima, viene buttato rapidamente alle ortiche tra il consenso generale di impiegati e dirigenti storditi dallo tsunami  dell’obbedienza, un vortice che si avvicina trascinando parole d’ordine che non tardano a diffondersi come un contagio: è stato così per infungibilità, la più longeva, in uso dall’estate 2010, o per assessment ideata dal talento narrativo di Pier Luigi Celli, o per la più recente: nativo digitale strumento di mobbing per impiegati analogici nelle mani del talentuoso direttore generale Gubitosi.

Finalmente, superati gli ostacoli e i trabocchetti del palazzo, arrancando sulla moquette grigioblu, accompagnati dalle sagome delle fotocopiatrici color crema, incrociando lo sguardo di uomini e donne senza sguardo, in fondo a quel corridoio, si arriva alla meta, un baluardo resistente:  una stanza con centinaia di berretti colorati di tutti i paesi del mondo appesi alle pareti, sulla porta una foto ironica del Berlusconi che fu, tre scrivanie per distribuire i cellulari di servizio, un occhio di riguardo per dirigenti e giornalisti, fisso in testa l’orario di mensa, le 12.30, intorno al quale si organizza la giornata e la vita.

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