Nov 032014
 

D. La sua decisione di lavorare nel campo dell’arte: da dove nasce e con quali motivazioni?

R Quando ero bambina restavo a lungo in silenzio ad osservare delle opere d’arte che non capivo, poi qualcuno mi regalò dei cataloghi e dei libri di arte contemporanea, erano degli oggetti affascinanti che conservavo nella mia stanza.  L’artista è un mestiere difficilissimo, soprattutto nel nostro paese, si è guardati con diffidenza e poi bisogna prendere delle decisioni a volte faticose, anche se la sorte dell’artista dipende sempre da qualcun altro.

Il mio più grande difetto è che mi piacciono le cose complicate, volevo nutrirmi di arte ed ho seguito la strada che mi portava in quella direzione, non mi importava quale fosse, poesia, incisioni, scrittura per immagini, fotografia, performance, video installazioni e l’ho fatto a prescindere da quello che accadeva intorno a me.  Sin dal principio sapevo quel che non volevo fare ed ho cercato di restare fedele soltanto a quello che sentivo di saper fare.

Solo rose per te performance Armenia Turchia

“Solo rose per te” performance confine Armenia – Turchia, 2012

 

D Il suo lavoro: un piacere personale o anche una responsabilità civile?

R Penso che il mio sia un lavoro che insegue un ideale superamento di ogni forma di confine. Con le mie opere cerco di pormi degli interrogativi, di scoprire e di evidenziare ossessioni,  stereotipi,  tabù e  fobie, a volte con ironia, quindi non credo si possa parlare di piacere personale, ma di qualcosa di più complesso, anche se nel momento in cui l’opera raggiunge la forma desiderata subentra una soddisfacente meraviglia.

2Agnese Purgatorio solo rose per te

“Solo rose per te”, 2012

D Lo scultore Nunzio, una volta mi ha detto: “Per un artista la difficoltà non sta tanto nel fare, quanto nel mettersi nelle condizioni di fare”. Questa affermazione forse è tanto più vera per una donna. Cosa ne pensa?

R Non posso che essere d’accordo con l’affermazione di Nunzio, ogni giorno bisogna reinventarsi e “mettersi nelle condizioni di fare”, per le donne, soprattutto nel nostro paese, la percentuale di difficoltà è sempre maggiore rispetto agli uomini.

D Oltre agli ostacoli personali, ci sono altre barriere da superare? La burocrazia? La mancanza di fondi? La diffidenza dei galleristi?

R I problemi sono tanti, ma non credo che la burocrazia sia al primo posto, anche se il sistema dell’arte in Italia è troppo politicizzato, penso che la mancanza di fondi sia comunque l’ostacolo maggiore, quando un lavoro vale riesce a superare la diffidenza dei galleristi, che però non sempre hanno  a disposizione i fondi per finanziarlo.

D Ha mai pensato di mollare? E perché non l’ha fatto?

R Ogni giornata è piena di punti interrogativi, bisogna essere forti, è difficile spiegare, ci sono ragioni profonde e misteriose. Questa è la mia strada e voglio percorrerla fino in fondo con dignità soprattutto fino a quando continuerò a meravigliarmi lavorando.

Agnese Purgatorio perhaps you can1

“Perhaps You Can write to me”, maggio 2011

D Si possono  rinvenire  degli  elementi  comuni  tra  le  vicende  delle  donne  impegnate  nel  campo artistico? O ciascuna costituisce un caso a sé, una individualità, come è caratteristico oggi, di tutta l’arte contemporanea, non più organizzata per correnti o movimenti?

R Credo che pur mantenendo la propria individualità si possano  rintracciare degli elementi comuni, per esempio il lavoro di molte artiste mette al centro la vita delle donne, c’è per esempio chi parte dall’autoritratto per rappresentare le difficoltà del mondo femminile.

Agnese Purgatorio Twenty for one, 2013

“Twenty for one”, 2013

D Pensa che ci sia una qualche specificità, una qualche “innata” vocazione di genere, che le donne esprimono nella fase di ideazione e di produzione artistica?

R Piuttosto penso che la presenza delle donne nel mondo dell’arte  sia stata sempre  sottovalutata e limitata, ancora oggi artiste, curatrici, collezioniste hanno molto meno potere degli uomini e la riprova è che spesso sono molto meno presenti dei loro colleghi sul mercato, nei musei, nelle collezioni, nelle aste, nelle biennali, triennali e quadriennali o hanno quotazioni più basse, in compenso ci sono molti nudi femminili. Tutto questo anche perché le artiste sono meno omogenee al sistema e forse anche meno interessate al successo di mercato.

agnese_purgatorio pasolini

“Fronte dell’Est”, 2007/2010

D Sempre più spesso, nel campo dei beni culturali, le donne occupano posizioni solo fino a qualche anno fa tutte  al  maschile:  sono curatrici,  direttori  di  musei, galleriste,  ecc. Come spiega questa preminenza?  Sarebbe arbitrario  mettere  in  relazione la  sottovalutazione sociale,  la  scarsezza  di risorse finanziarie del settore dei beni culturali in Italia, con questa forte presenza femminile?

R Credo non sia arbitrario, d’altronde la preminenza femminile mi sembra comunque apparente, o quantomeno limitata proprio dalla inadeguatezza delle risorse e troppo spesso non si tratta di posizioni decisionali con la capacità di influenzare e cambiare le modalità di funzionamento delle istituzioni.

D Ha contatti con altre donne artiste? Ci sono dei lavori che ci vuole segnalare anche nell’ottica del nostro blog?

R Ho incontrato tante artiste che penso facciano un lavoro molto interessante, seguo con attenzione il percorso di Sukran Moral,  Micol Assaël e Fatma Bucak, per citarne alcune  tra quelle che lavorano in Italia.

D Abbiamo lanciato l’ipotesi  della  formazione di una lobby – termine scelto provocatoriamente –femminile  della  cultura,  che  rovesci,  insieme alla  lateralità  delle  donne,  anche  quella  dei  beni culturali.  Cosa  ne  pensa?  Il  ruolo  attivo  delle  donne  potrebbe  scardinare  pregiudizi  e convenzionalità?

R Penso che sia importante il ruolo attivo delle donne considerando che i pregiudizi purtroppo non sono diminuiti, ma non amo la parola lobby e credo che i ruoli debbano essere affidati secondo criteri di merito, pur considerando le maggiori difficoltà affrontate dalle donne quotidianamente per far valere il proprio lavoro.

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“Fronte dell’Est” 2007/2010

D Una proposta concreta per mettere al primo posto della coscienza e dell’agenda politica del paese la cultura.

R Non aver paura di fare delle scelte scomode, ma forse soltanto una rivoluzione filosofica potrebbe salvare la cultura del paese.

 

Agnese Purgatorio dalla clandestinità

“Dalla clandestinità”, 2008

 

  1 Commento to “Le interviste: Agnese Purgatorio”

  1. Di grande impatto emotivo le fotografie tratte dalle opere “Dalla clandestinità” e da “Perhaps you can write to me” : davvero un pugno nello stomaco !
    Sono molto combattuta tra la tentazione, un po’ saccente, di avanzare una “chiave di lettura” di un particolare – IL NUMERO 41785- ed il timore di dire una grande sciocchezza…….
    Ha forse una connotazione genetica ( è infatti il moscerino della frutta) ? ….è forse assunto con la duplice valenza simbolica della “scarsa considerazione umana” per questi esseri umani e del ” gran numero” di questi disperati, in fuga da miseria ed oppressioni ? che sia quindi funzionale alle fotografie “replicate” e “replicanti” ?

    Buone cose a tutte voi, noi

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