Mar 122014
 

Questo blog si occupa di cultura e ha l’ambizione di dare voce alle donne che si esprimono attraverso l’arte o lavorano nel campo dei beni culturali. Non mi occupo di politica o di problemi sociali; ma la cronaca offre in questi giorni alcuni spunti sui quali lebuoneculturali non possono tacere.

Avvengono due fatti in due giorni consecutivi: da un lato il rigetto delle cosiddette quote rosa dalla nuova legge elettorale; dall’altro, all’ospedale Pertini di Roma, secondo quanto dichiara una donna, l’assistenza medica le viene negata durante un aborto e lei si ritrova, con il suo compagno, a partorire nel bagno.

Negli anni ’70, davanti ad un simile fatto,  la reazione del movimento femminista sarebbe stata, nell’immediato, quella di chiamare a raccolta  – e non c’erano i cellulari – le donne per una manifestazione di protesta che sarebbe stata affollatissima, davanti al Pertini; e poi assemblee, discussioni, manifesti, articoli su giornali e settimanali. Oggi, si aspettano pazientemente le indagini della magistratura per un caso che, seppure in maniera molto, troppo tardiva, rivela una prassi consolidata, che è fatta di un numero esorbitante di medici obiettori nelle aziende sanitarie pubbliche, di attese del medico non obiettore che arriva al prossimo turno, di travagli per aborto nei letti accanto alle donne che partoriscono al nono mese.

Intanto, nel Parlamento, scoppia il caso della parità di genere che sarebbe garantita dalla metà di donne in lista alle prossime elezioni.

Viene da chiedersi: chi rappresenterebbero quelle donne? In mancanza di un pensiero femminile, di un’azione che riprenda in mano le sorti delle donne massacrate, sottopagate, private di servizi per l’infanzia e costrette all’assistenza dei vecchi, illuse dalla portabilità diffusa di modelli femminili seduttivi, abbagliate dal miraggio dell’eterna giovinezza, confuse da una gerarchia di valori che affida all’estetica un merito identitario;  in nome di quali interessi e valori potrebbero proporre leggi e riforme?

Al contrario degli anni ’70, quando una rappresentatività politica avrebbe dato gambe ad un pensiero analitico, ad una pratica sedimentata, alla riflessione filosofica di gruppi e territori, oggi quella della parità nelle liste elettorali appare una battaglia di retroguardia; e, ancora una volta, mi conferma che è solo la cultura che può dare vita, forma e voce alle differenze e ai desideri.

Le donne e la cultura, insieme, possono fare miracoli. Anche il paese ne ha bisogno.

  1 Commento to “cronaca e cultura”

  1. E’ vero…… povera Adele Faccio!!!!!!
    episodi del genere fanno proprio pensare che invece di andare avanti, si vada indietro!
    un abbraccio a tutte voi, noi, loro

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